di Chiara Mazzone
Dopo aver parlato la scorsa settimana del quartiere-modello di Vesterbro a Copenhagen, continuiamo il nostro viaggio nel cuore del Nord Europa alla ricerca delle migliori best practices in materia di progettazione urbana sostenibile. Eccoci ad Augustenborg, a Malmö, nel Sud della Svezia. Da queste parti, ponte che attraversi, stato che cambi. Alle 9h30 mi trovo davanti al municipio, in centro a Copenhagen – Danimarca; alle 10h25 sono in centro a Malmö, a 200 metri dal municipio, svedese questa volta. A 15 minuti di autobus dal centro di Malmö, mi ritrovo rapidamente nella Ekostaden, letteralmente, la città ecologica di Augustenborg.
Di fatto, Augustenborg é molto meno di una città ecologica. Essa é un piccolo quartiere innovativo racchiuso tra due lembi di terra delineati da due strade ad alta percorrenza. Tutte le premesse sono là per creare un quartiere-ghetto, come succede di fronte ad Augustenborg con il quartiere di Rosengård, più volte oggetto-soggetto di articoli sui quotidiani italiani riguardo alla sua pericolosità ed alla segregazione – più che spaziale, razziale, che vi si opera. Circa l’80 per cento dei 20 000 abitanti sono di origine straniera. La città di Malmö accoglie la più alta concentrazione di immigrazione in tutta la Svezia. Ed è proprio in questo quartiere che è cresciuto (e continua a tornare) Zlatan Ibrahimovic, il fuoriclasse dell’Inter.
Storicamente, in seguito alla crisi della costruzione navale che investe Malmö a partire dagli anni 70, la periferia sud-est della terza città di Svezia si svuota progressivamente dei suoi abitanti ‘autoctoni’ per lasciare spazio ad una popolazione costituita principalmente da rifugiati dei Balkani, dell’Europa dell’Est, dei paesi baltici, in provenienza dal Medio Oriente e dal Corno d’Africa. Il tasso di disoccupazione nel sud-est della città tocca il 60% nel corso degli anni 90. I problemi di smaltimento e di perdite fognarie attestano il degrado avanzato della zona. Una ristrutturazione imponente si presentava allora come una priorità imperante della nuova amministrazione comunale e come un’occasione d’oro per concretizzare sul territorio i principi dello sviluppo sostenibile. Cosi’ Augustenborg, a differenza di Rosengård, prende il suo destino in mano e inizia un processo di trasformazione profonda.
Cio’ che lascia a bocca aperta é pero’ che un’eco-socio-quartiere – come l’Ekostaden di Augustenborg – appaia, a prima vista, invisibile. Lunghi casolari di 4-5-6-7 piani delineano l’orizzonte verticale del quartiere. Niente sembra distinguere i colorati casermoni che si erigono sulla destra della strada principale, da quelli alla sua sinistra. In realtà, parlare di casermoni e di social housing in Svezia non é appropriato. La ”casa popolare” svedese non esiste, la concezione dell’abitato essendo universale e dunque indifferenziata per edilizia privata e per edilizia residenziale pubblica.
Rimango quindi dal lato ”giusto” della strada, quello segnato sulla mappa come l’eco-socio quartiere. Entro rapidamente in un’oasi di pace.
Più di una sessantina di blocchi di case, 13 miljöhus, delle casette ecologiche dove si stocca l’immondizia e gli abitanti producono il compost, una serie ben organizzata di parchi giochi tematici ( uno é dedicato alla musica, con un insieme di strumenti artigianali, tubi di ferro e canne dell’acqua per un concerto fai-da-te). Ma la più grande risorsa dell’eco quartiere rimane il suo aspetto ambientale innovativo.
Una ripartizione curata degli spazi pubblici, di quelli condivisi, di quelli privati. Pedoni, ciclisti, automobili cercano di ripartirsi rispettosamente il manto stradale; le vie di circolazione preferenziali per i diversi tipi di mobilità sono ben organizzate sul territorio urbano.
Ad una più attenta osservazione – e a volte grazie all’aiuto degli abitanti – si scorgono dei laghetti, delle canalizzazioni che irrigano l’intero quartiere, le numerose aiuole fiorite, dei piccoli ponti, dei tetti ricoperti di vegetazione (in inglese sono i ‘tetti vegetalizzati’). Una miljöhus (letteralmente un ‘locale per l’ambiente’) é stata dotata di un tetto che assorbe l’acqua piovana, isola l’edificio e contribuisce al mantenimento della biodiversità nell’ambiente urbano.
Dei giardini-orti comuni che incoraggiano lo sviluppo di attività condivise dagli abitanti e creano il legame sociale all’interno del quartiere sono stati pensati alla fine degli anni 90.
Esiste la scuola, in legno, smontabile e riempita di pannelli solari, una casa per le persone a mobilità ridotta, affette da handicap, un centro di cultura che organizza svariate attività. Gli ateliers municipali aprono le loro porte (e giardini) per mettere a disposizione degli abitanti la vasta riserva floricola e vegetale per la felicità degli 1-99 anni.
Chiedo agli abitanti: perché Augustenborg si fregia del titolo di Ekostaden (eco-città)?
Un signore sulla sessantina riflette alla domanda e pondera bene la risposta prima di affermare: « I don’t know », non lo so, « ma é bello abitarci! Io ci abito da quarant’anni, il quartiere é molto cambiato». Ho trovato la dgtvonline,www.dgtv.tv‘memoria vivente’ di Augustenborg, e ne approfitto. « Hanno finito di rinnovare il quartiere da circa 5 anni; tutto é molto cambiato, la relazione alla città é stata ripensata. Per un appartamento di due stanze belle grandi pago 4000 SKK (corone svedesi) – circa 400 euro; non é molto ».
Interrogo un giovane che sta uscendo di casa in quel momento « Mi scusi, perché Augustenborg é considerata come un buon esempio, una best practice di quartiere socialmente eco-sostenibile?». Mi guarda un po’ stupito. « Guardi bene qui attorno, i laghetti, il verde, i parchi, i canali, il sistema di raccolta dell’acqua piovana, di irrigazione degli spazi verdi, i tetti ricoperti di vegetazione, gli spazi pic-nic e gli orti comuni… » Gli orti comuni e numerose altre attività sociali che riuniscono gli abitanti, sensibilizzandoli, attorno al tema della natura, dell’ecologia, delle energie rinnovabili.
MKB, la compagnia municipale per la casa é, in qualche modo, il mito fondatore del quartiere. Il costruttore di case ha finanziato le operazioni di rinnovamento urbano assieme alla città di Malmö. Un ordine logico, rigoroso ma fantasioso nei colori e nelle forme regna allora su questa porzione di terreno svedese che viene portata in esempio in tanti convegni internazionali. Non solo, l’Unione europea ha apportato il suo contributo grazie allo strumento finanziario Life Environnement, con i programmi Urban per i quartieri da riqualificare, con Concerto per i progetti relativi all’economia d’energia per l’abitato e con Smile, destinato alle iniziative che incoraggiano lo sviluppo in favore degli spostamenti intermodali.
Pochi istanti dopo intravedo un altro(a) abitante: una donna musulmana, coperta da un lungo velo scuro. Dei bambini la seguono. Le donne velate sono numerose, i bambini pure. Le frontiere dell’eco-città, almeno per una volta, non saranno state insormontabili.



