Archive for June, 2009

di Chiara Mazzone

Dopo aver parlato la scorsa settimana del quartiere-modello di Vesterbro a Copenhagen, continuiamo il nostro viaggio nel cuore del Nord Europa alla ricerca delle migliori best practices in materia di progettazione urbana sostenibile. Eccoci ad Augustenborg, a Malmö, nel Sud della Svezia. Da queste parti, ponte che attraversi, stato che cambi. Alle 9h30 mi trovo davanti al municipio, in centro a Copenhagen – Danimarca; alle 10h25 sono in centro a Malmö, a 200 metri dal municipio, svedese questa volta. A 15 minuti di autobus dal centro di Malmö, mi ritrovo rapidamente nella Ekostaden, letteralmente, la città ecologica di Augustenborg.

Di fatto, Augustenborg é molto meno di una città ecologica. Essa é un piccolo quartiere innovativo racchiuso tra due lembi di terra delineati da due strade ad alta percorrenza. Tutte le premesse sono là per creare un quartiere-ghetto, come succede di fronte ad Augustenborg con il quartiere di Rosengård, più volte oggetto-soggetto di articoli sui quotidiani italiani riguardo alla sua pericolosità ed alla segregazione – più che spaziale, razziale, che vi si opera. Circa l’80 per cento dei 20 000 abitanti sono di origine straniera. La città di Malmö accoglie la più alta concentrazione di immigrazione in tutta la Svezia. Ed è proprio in questo quartiere che è cresciuto (e continua a tornare) Zlatan Ibrahimovic, il fuoriclasse dell’Inter.

Storicamente, in seguito alla crisi della costruzione navale che investe Malmö a partire dagli anni 70, la periferia sud-est della terza città di Svezia si svuota progressivamente dei suoi abitanti ‘autoctoni’ per lasciare spazio ad una popolazione costituita principalmente da rifugiati dei Balkani, dell’Europa dell’Est, dei paesi baltici, in provenienza dal Medio Oriente e dal Corno d’Africa. Il tasso di disoccupazione nel sud-est della città tocca il 60% nel corso degli anni 90. I problemi di smaltimento e di perdite fognarie attestano il degrado avanzato della zona. Una ristrutturazione imponente si presentava allora come una priorità imperante della nuova amministrazione comunale e come un’occasione d’oro per concretizzare sul territorio i principi dello sviluppo sostenibile. Cosi’ Augustenborg, a differenza di Rosengård, prende il suo destino in mano e inizia un processo di trasformazione profonda.

Cio’ che lascia a bocca aperta é pero’ che un’eco-socio-quartiere – come l’Ekostaden di Augustenborg – appaia, a prima vista, invisibile. Lunghi casolari di 4-5-6-7 piani delineano l’orizzonte verticale del quartiere. Niente sembra distinguere i colorati casermoni che si erigono sulla destra della strada principale, da quelli alla sua sinistra. In realtà, parlare di casermoni e di social housing in Svezia non é appropriato. La ”casa popolare” svedese non esiste, la concezione dell’abitato essendo universale e dunque indifferenziata per edilizia privata e per edilizia residenziale pubblica.
Rimango quindi dal lato ”giusto” della strada, quello segnato sulla mappa come l’eco-socio quartiere. Entro rapidamente in un’oasi di pace.

Più di una sessantina di blocchi di case, 13 miljöhus, delle casette ecologiche dove si stocca l’immondizia e gli abitanti producono il compost, una serie ben organizzata di parchi giochi tematici ( uno é dedicato alla musica, con un insieme di strumenti artigianali, tubi di ferro e canne dell’acqua per un concerto fai-da-te). Ma la più grande risorsa dell’eco quartiere rimane il suo aspetto ambientale innovativo.
Una ripartizione curata degli spazi pubblici, di quelli condivisi, di quelli privati. Pedoni, ciclisti, automobili cercano di ripartirsi rispettosamente il manto stradale; le vie di circolazione preferenziali per i diversi tipi di mobilità sono ben organizzate sul territorio urbano.
Ad una più attenta osservazione – e a volte grazie all’aiuto degli abitanti – si scorgono dei laghetti, delle canalizzazioni che irrigano l’intero quartiere, le numerose aiuole fiorite, dei piccoli ponti, dei tetti ricoperti di vegetazione (in inglese sono i ‘tetti vegetalizzati’). Una miljöhus (letteralmente un ‘locale per l’ambiente’) é stata dotata di un tetto che assorbe l’acqua piovana, isola l’edificio e contribuisce al mantenimento della biodiversità nell’ambiente urbano.

Dei giardini-orti comuni che incoraggiano lo sviluppo di attività condivise dagli abitanti e creano il legame sociale all’interno del quartiere sono stati pensati alla fine degli anni 90.
Esiste la scuola, in legno, smontabile e riempita di pannelli solari, una casa per le persone a mobilità ridotta, affette da handicap, un centro di cultura che organizza svariate attività. Gli ateliers municipali aprono le loro porte (e giardini) per mettere a disposizione degli abitanti la vasta riserva floricola e vegetale per la felicità degli 1-99 anni.

Chiedo agli abitanti: perché Augustenborg si fregia del titolo di Ekostaden (eco-città)?
Un signore sulla sessantina riflette alla domanda e pondera bene la risposta prima di affermare: « I don’t know », non lo so, « ma é bello abitarci! Io ci abito da quarant’anni, il quartiere é molto cambiato». Ho trovato la dgtvonline,www.dgtv.tv‘memoria vivente’ di Augustenborg, e ne approfitto. « Hanno finito di rinnovare il quartiere da circa 5 anni; tutto é molto cambiato, la relazione alla città é stata ripensata. Per un appartamento di due stanze belle grandi pago 4000 SKK (corone svedesi) – circa 400 euro; non é molto ».
Interrogo un giovane che sta uscendo di casa in quel momento « Mi scusi, perché Augustenborg é considerata come un buon esempio, una best practice di quartiere socialmente eco-sostenibile?». Mi guarda un po’ stupito. « Guardi bene qui attorno, i laghetti, il verde, i parchi, i canali, il sistema di raccolta dell’acqua piovana, di irrigazione degli spazi verdi, i tetti ricoperti di vegetazione, gli spazi pic-nic e gli orti comuni… » Gli orti comuni e numerose altre attività sociali che riuniscono gli abitanti, sensibilizzandoli, attorno al tema della natura, dell’ecologia, delle energie rinnovabili.

MKB, la compagnia municipale per la casa é, in qualche modo, il mito fondatore del quartiere. Il costruttore di case ha finanziato le operazioni di rinnovamento urbano assieme alla città di Malmö. Un ordine logico, rigoroso ma fantasioso nei colori e nelle forme regna allora su questa porzione di terreno svedese che viene portata in esempio in tanti convegni internazionali. Non solo, l’Unione europea ha apportato il suo contributo grazie allo strumento finanziario Life Environnement, con i programmi Urban per i quartieri da riqualificare, con Concerto per i progetti relativi all’economia d’energia per l’abitato e con Smile, destinato alle iniziative che incoraggiano lo sviluppo in favore degli spostamenti intermodali.
Pochi istanti dopo intravedo un altro(a) abitante: una donna musulmana, coperta da un lungo velo scuro. Dei bambini la seguono. Le donne velate sono numerose, i bambini pure. Le frontiere dell’eco-città, almeno per una volta, non saranno state insormontabili.

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Mala Cibus Currunt

The verde San Benedetto,occhio agli ingredienti…

Tempo d’estate, tempo di bevande analcoliche. Credendo di fare una scelta salutista e non dannosa per la salute, i consumatori spesso scelgono il the verde, per aver sentito dire o letto delle sue proprietà benefiche. Abbiamo già scritto in passato cosa pensiamo delle bevande dolcificate e colorate con aggiunta di estratto, che l’industria alimentare chiama the. Esaminiamo il prodotto proposto da San Benedetto S.p.a.

Bottiglia da 500 ml in PET, il PET è sotto accusa, proprio in questi giorni è stato pubblicato uno studio tedesco che dimostra la migrazione nei liquidi di sostanze simili ad ormoni da bottiglie in PET. La categoria più a rischio per questo tipo di contaminazione sono i bambini.

Claim in etichetta “Il gusto della giovinezza”, non significa nulla.

Altro claim nella contro etichetta “per sentirsi giovani e in forma con gusto” accompagnato da una breve spiegazione sulle proprietà salutari del vero the verde, certamente non quello contenuto nella bottiglia. Proseguono le frasi ad effetto “dalla saggezza orientale un alleato per il nostro benessere” se i saggi orientali sapessero!

Passiamo alla nota dolente degli ingredienti: acqua minerale naturale (83%), zucchero, fruttosio (0,5%), acidificante: acido citrico, estratto di thè verde (0,2%), coloranti (E 150d, E131), antiossidante: acido ascorbico, aromi, edulcorante: sucralosio.

Colorante E 150d denominazione: caramello solfito-ammoniacale, sospetto di essere legato all’iperattività infantile. Sconsigliato ai bambini. Non è un colorante naturale, ma è ottenuto trattando gli zuccheri con il calore e sostanze chimiche come acido solforico e ammoniaca. Il caramello solfito-ammoniacale viene preparato mediante riscaldamento controllato dei carboidrati (dolcificanti per alimenti dotati di potere nutritivo e disponibili in commercio, costituiti dai monomeri glucosio e/o fruttosio e/o da polimeri ovvero da sciroppi di glucosio, da saccarosio, e/o da sciroppi di zucchero invertito e da destrosio) con o senza acidi o alcali, in presenza di composti a base di solfito o ammoniacali solfito ( acido solforoso, solfito di potassio, bisolfito di potassio, solfito di sodio, bisolfito di sodio, idrossido di ammonio, carbonato di ammonio, bicarbonato di ammonio, fosfato di ammonio, solfato di ammonio, solfito di ammonio e solfito acido di ammonio). Colore dal marrone al nero.

Colorante E 131 colorante sintetico blu. Delle reazioni allergiche sono comparse a causa dell’accoppiamento del colorante alle proteine del corpo. Può anche svolgere la funzione di liberatore di istamine. Pochi dati di studi metabolici. Nelle persone allergiche può causare sensibilità della pelle, prurito e orticaria. Sono stati riportati casi di abbassamento della pressione sanguigna e tremore. Proibito in Australia.

Sucralosio: Il sucralosio è un dolcificante artificiale. Dubbi sulla sicurezza del consumo di sucralosio sono stati sollevati a proposito di presunti effetti sul timo, una ghiandola molto importante per il sistema immunitario. Una relazione del NICNAS cita due studi sui ratti, entrambi i quali rilevavano “una significativa diminuzione del peso del timo” a certe dosi. L’associazione di consumatori Citizens for Health ha inviato una petizione alla FDA, in cui si chiede di sospendere l’approvazione del Sucralosio in attesa di investigazione sugli effetti collaterali come i problemi allo stomaco e alla digestione. L’associazione dello zucchero statunitense ha anche creato un sito web dove porta avanti le sue critiche al sucralosio. Il rivenditore di prodotti alimentari Whole Foods Market ha deliberato con atto ufficiale di non vendere prodotti contenenti sucralosio in nessuno dei suoi negozi. La motivazione principale di tale decisione sarebbe la sicurezza. Si è fatto notare come la maggior parte degli studi sia stata commissionata da organizzazioni con un interesse finanziario nell’approvazione del sucralosio. Un altro argomento portato dalla Whole Foods è che il sucralosio è altamente lavorato e che si tratta di un dolcificante artificiale. Pertanto non risponde alla politica della Whole Foods della promozione del cibo “naturale”.

Aromi, sotto questa voce si nascondono gli aromi artificiali aggiunti alla bevanda per ottenere un gusto piacevole al palato.

Estratto di thè verde 0,2%, non avevamo dubbi.

sb_the

Attenzione al contenuto di zuccheri, sono espressi per porzione, ossia 250 ml, mentre la bottiglia è da 500 ml, quindi i 15 grammi di zucchero totale evidenziati in etichetta corrispondono in realtà a 30 grammi se bevete l’intero contenuto.

La legislazione permette che questa bevanda possa chiamarsi the verde, tra l’altro in etichetta accompagnato dalla dicitura con fruttosio, quando esso è presente solo in ragione dello 0,5%, tralasciando ingredienti in quantità più importanti ma meno salutari. I soliti opportunismi delle fabbriche del cibo concessi per legge, che ci sentiamo di riassumere nel motto che tutte hanno adottato: Non dobbiamo scrivere bugie in etichetta, è sufficiente che non diciamo tutta la verità.

(Fonte : http://www.43zero58.com)

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Pirateria. Il governo somalo dice ‘ NO’ ad un tribunale internazionale

Il governo somalo ha scoperto le carte.Mentre la comunità internazionale avverte sempre di più l’esigenza che la giustizia internazionale si dia una sede e un istituto che garantisca un processo e una punizione ai pirati che vengono catturati dalle navi che pattugliano le acque del Golfo di Aden le autorità di Mogadiscio si sono invece pronunciate contro. Stamani il ministro degli Esteri Mohamed Abdullahi Omar ha affermato che: “il governo non ha mai chiesto di dare vita a un tribunale speciale, sollecitando invece la collaborazione giudiziaria temporanea del Kenya, in attesa che venga insediato un tribunale nella stessa Somalia”. Il capo della diplomazia somala che si trova a New York, dove ha partecipato alla riunione del Gruppo di contatto internazionale sulla Somalia, ha di fatto messo in chiaro che il suo governo non è favorevole all’ipotesi di istituire un tribunale internazionale per giudicare i pirati che infestano il mare al largo della Somalia. Un ipotesi questa, di recente avanzata dalla Russia e dall’Olanda. Nel suo intervento, il ministro somalo ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare la collaborazione con le autorità della regione semi-autonoma del Puntland e con lo stesso governo somalo per risolvere il problema della pirateria. Un orientamento, quello esternato dalla Somalia, che si discosta totalmente da quello espresso al recente vertice G8 di Roma dei ministri degli interni e della giustizia. Nella capitale italiani i 16 hanno preso in proposito precisi impegni: Disciplinare le indagine e favorire l’arresto dei responsabili di atti di pirateria, investire gli stati coinvolti della possibilità di perseguire i singoli casi, confiscare i patrimoni provenienti da tale attività illecita e creare uno strumento giuridico appropriato. “Quello della pirateria, si legge nella dichiarazione congiunta dei 16 ministri, è motivo di preoccupazione, con notevoli conseguenze in termini economici, di sicurezza e di stabilità regionale”. A Roma è stato riconosciuto l’urgente necessità di cooperare a livello internazionale al fine di risolvere le questioni giuridiche e di polizia collegate alle indagini e all’azione penale concernente gli atti di pirateria. Inoltre si è sottolineato quanto sia importante individuare, a livello internazionale, lo strumento giuridico per assicurare i pirati alla giustizia.

Ferdinando Pelliccia

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